Settore colture alternative e innovative

Staff
Graziano Murada
Ivano Fojanini
ricerca e sperimentazione applicata in orticoltura
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Il settore colture alternative nasce dall'esigenza, più volte dimostrata dagli enti locali, di intervenire a salvaguardia del territorio, con particolare attenzione ai terrazzamenti, attraverso la sperimentazione e la messa in campo di diverse tipologie di colture per ottenere integrazioni di reddito, prodotti sani e salutari, riscoprendo nel contempo la voglia e il piacere di dedicarsi alla coltivazione dei campi.

Olivicoltura

olivicoltura

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Finalità

Il settore ha come finalità quella di dare indicazioni in merito alla scelta varietale, alle tecniche di impianto, alla forma di allevamento, alla concimazione, alla difesa fitosanitaria, alla raccolta e alla trasformazione delle olive in olio, a tutti coloro che possiedono o intendono realizzare un uliveto.

Presentazione

La coltivazione dell'olivo in Valtellina è molto recente, basta infatti guardare al passato per rendersi conto di come questa specie fosse praticamente sconosciuta a livello locale. La Valtellina, come tutte le valli alpine, ha soddisfatto per generazioni il suo fabbisogno lipidico, attraverso l'allevamento animale: il burro, il lardo e lo strutto hanno da sempre rappresentato le principali fonti di approvvigionamento di questo importante fattore della nutrizione.

Questa cultura, unita alla scarsità di terreno coltivo a disposizione e a condizioni climatiche periodicamente sfavorevoli, hanno fortemente limitato la diffusione e la sopravvivenza di questa specie in valle. In questi ultimi anni, a seguito del susseguirsi di inverni miti, alla propaganda salutistica legata al consumo di olio di oliva e alla necessità di trovare colture alternative alla vite che possano arginare il fenomeno dell'abbandono dei terreni e del degrado del paesaggio terrazzato, la diffusione dell'olivo sta suscitando un notevole interesse.

Un primo campo sperimentale è stato realizzato nel 1996 dalla Fondazione; successivamente piante di altre varietà sono state messe a dimora, in concomitanza al crescente interesse verso questa coltura. La Valtellina, nonostante la sua posizione geografica molto settentrionale, con il versante retico terrazzato esposto a sud e ben riparato dalla catena alpina, ben si presta a questo tipo di coltivazione. Considerando le potenzialità della coltura, nuova per la Valtellina, ma molto sensibile al gelo che può comprometterne la sopravvivenza, si rende necessario e prioritario per la Fondazione lo studio delle differenze varietali e di tutte quelle tecniche agronomiche atte a limitare i danni in caso di freddo o abbondanti nevicate.

Attività di ricerca in corso

Orticoltura

Continuano le prove varietali di primo livello sui principali prodotti orticoli adatti all'ambiente montano. Le principali specie testate sono: patata, insalata, zucchina e cavolfiore.

Nei prossimi anni verranno messe a confronto sia le varietà che hanno dato i migliori risultati sia varietà emergenti sul mercato.

Altre specie (pomodoro, peperone, melanzana e melone) vengono coltivate e studiate fuori suolo, utilizzando le serre a disposizione presso la Fondazione.

È di fondamentale importanza, per un areale di montagna dove i costi di produzione sono, per causa di forza maggiore, superiori alla pianura, riuscire a sfruttare a proprio favore le caratteristiche peculiari dell'ambiente, puntando su produzioni di maggior qualità, caratterizzazione dei prodotti ottenuti, trovando una propria particolare nicchia di mercato.

I risultati attesi permetteranno di avere a disposizione dati concreti e indicazioni precise sulle varietà, sui tempi e modalità di coltivazione.

Patate

orticoltura

La natura del terreno ed il clima di montagna uniti ad una scelta varietale oculata, permettono di ottenere tuberi con caratteristiche culinarie ottimali, facilmente distinguibili da quelli commerciali.

In questi ultimi anni, in collaborazione con diverse ditte sementiere, sono state recuperate ed eseguite prove su diverse varietà di patata, a pasta bianca, gialla, rosata e blu, con diverse forme e colorazione della buccia.

Alcune di queste varietà hanno la peculiarità di avere dei tempi di dormienza molto lunghi, evitando quindi il problema del pregermogliamento primaverile.

Queste indagini proseguiranno anche in futuro onde individuare quelle tipologie adatte ai nostri ambienti adottando come parametri di scelta varietale la rusticità e la resistenza alle malattie, la resa produttiva, l'uniformità di pezzatura e, in primis, le caratteristiche organolettiche dei tuberi in funzione dei vari usi culinari.

Sono inoltre state eseguite prove di concimazione e di lotta alle principali avversità della coltura.

Mais

orticoltura

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Nonostante la provenienza americana di questa specie, la sua coltivazione sui nostri territori si è talmente diffusa da farla considerare una specie tradizionale.

La polenta infatti con tutte le sue varianti locali è diventata il piatto principe delle popolazioni alpine tanto da attribuire loro il nome di "polentoni".

Anche la coltivazione del mais, prima dell'arrivo degli ibridi moderni destinati all'alimentazione animale, presentava molte varianti locali, tanto che ad ogni zona corrispondeva un ecotipo locale con caratteristiche specifiche, oltre che di adattamento a quel particolare microambiente.

Il CRA MAC (Unità di ricerca per la maiscoltura) di Bergamo negli anni '50 ha eseguito un lavoro di recupero e di conservazione di queste tipologie tradizionali, tra le quali alcune sono state recuperate anche in provincia di Sondrio.

Si tratta principalmente di tipologie destinate all'alimentazione umana, a granella vitrea o semivitrea, e cioè ideali per la trasformazione in farina da polenta.

Essendo la polenta un piatto ancora molto in uso nella nostra cucina ed essendo le farine in commercio tutte di provenienza industriale, si rende necessario individuare quelle tipologie locali che meglio si adattano al nostro ambiente e che garantiscano una buona resa produttiva e una elevata qualità della farina.

Zafferano

orticoltura

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Da sempre lo zafferano ha suscitato un certo fascino, forse perché il suo valore di mercato e vicino alle quotazioni dell'oro e per questo volgarmente chiamato "oro rosso", forse perché in passato e stato tutelato da leggi che ne proibivano la coltivazione o, forse, solamente perché è una pianta molto semplice con un fiore dai colori stupendi e sgargianti che compaiono in un periodo quando la natura si prepara al riposo invernale.

La Valtellina, si è subito dimostrata una ambiente vocato a questo tipo di coltivazione perciò, considerati i buoni risultati e la qualità eccellente dello zafferano ottenuto, in molti si sono cimentati nella sua coltivazione.

Trattandosi di una sola specie, coltivata perlopiu nei paesi mediterranei, le prove sono rivolte a individuare gli ecotipi che sono in grado di dare i migliori risultati oltre che a effettuare prove di concimazioni, correzioni del terreno, dimostrazioni sulle tecniche di coltivazione, raccolta dei fiori, ottenimento della spezia.

Grano saraceno, segale e cerali minori

orticoltura

Grano saraceno e cerali hanno da sempre rappresentato le coltivazioni base della nostra alimentazione prima ancora che dall'America arrivassero il mais e la patata.

Dopo anni di completo abbandono, si nota in questi ultimi tempi, un ritorno a questo tipo di coltivazione soprattutto da parte di coltivatori amatoriali

Questi ultimi sono animati principalmente dalla volontà di recuperare e conservare antiche varietà locali per offrire alla clientela prodotti tradizionali di indiscusse qualità organolettiche.

In questi anni abbiamo allestito, in collaborazione con la Comunità Montana Valtellina di Tirano, dei campi dimostrativi per avere informazioni sul confronto varietale e per individuare tecniche di coltivazione e macchinari finalizzati a economizzare il lavoro.